• Marco Comendulli

Chi è Ernst Hass?


Ernst Hass nacque a Vienna nel 1921 ed è stato uno dei fotografi più celebri del XX secolo e uno dei pionieri della fotografia a colori. Egli iniziò la sua carriera di fotografo nel dopoguerra e fu introdotto all’Agenzia Magnum nel 1949 da Robert Capa con cui collaborò insieme a Henri Cartier-Bresson e Werner Bishof.

Nel 1951 si trasferì negli Stati Uniti ed iniziò a sperimentare l’utilizzo del colore grazie alle pellicole Kodachrome. Le sue fotografie iniziarono ad avere un gran successo così che nel 1953 la rivista LIFE pubblicò un suo reportage di 24 pagine su New York; si trattò di una grande innovazione poiché fu la prima volta che un lavoro di così grande portata venne pubblicato a colori. Nel 1962 Hass espose la sua prima mostra fotografica a colori al Museum of Modern Art in New York. Durante la sua vita Hass si dedicò a girare per il mondo realizzando reportage per LIFE, Vogue e altre riviste. Pubblicò anche quattro libri che ebbero un gran successo nella storia della fotografia.

Come annunciato prima, la fotografia di Ernst Hass si caratterizza per due componenti essenziali: il colore ed il movimento. Sviluppò un suo stile personale con una ricerca che esalta le immagini mosse e i toni cromatici forti. Egli infatti pensa che: “il colore rappresenti una sfida maggiore. Col bianco e nero esistono solo tonalità di grigio. Col colore ci si trova davanti alle più incredibili combinazioni di sottili sfumature che possono essere sfruttate per esprimere profondità o rilievo. Il bianco e nero riproduce le linee essenziali nel modo più immediato”. Per tanto, la sfida nella quale s’imbatté non fu facile, ma essa venne considerata molto innovativa in quegli anni poiché col colore riuscì a rappresentare il mondo così come appare agli occhi dell’uomo e con il mosso egli riuscì a catturare l’idea del movimento nello spazio.

Hass era alla ricerca dell’innovazione, bensì ammirasse molto la fotografia in bianco e nero dei più grandi fotografi, egli riteneva che il cambiamento e una visione diversa gli permettesse di esprimersi al meglio e di ottenere risultati non ancora visti prima. Dopo la guerra i tempi erano cambiati e così anche le immagini fotografiche dovevano, secondo lui, lasciare indietro le fotografie con scala di grigi. Non si trattava solo di una ricerca visiva, ma anche di una ricerca tecnica combinando la velocità del soggetto da fotografare e l’utilizzo dei tempi e i movimenti della macchina fotografica.

Per maggiori informazioni:


16 visualizzazioni